PRESS - ITALY - Music Magazines
ALIAS/IL MANIFESTO
Tra le molte positive eccentricità che accoglie la scena "indie rock" italiana, quella più matura e meno disposta a barattare un passaggio in radio e un piatto di lenticchie con la patente nazionalpopolare mettiamo volentieri i Franklin Delano, davvero fuori posto, fuori contesto e fuori controllo nella scena. Questo è il loro terzo disco, registrato a Chicago. Gli ospiti e amici arrivano da gruppi come Califone, Wilco, Exploding Star Orchestra: quindi aspettatevi ballate scheletriche e languorose con lampeggianti fiammate elettriche in coda, desert rock sbigottito, acide pennellate country rock maligne e molto sensate. La voce conduce il gioco, eppure è parte del generale soundscape. Altro che "vibrazioni" italiane. [gustoso]
Guido Festinese
BUSCADERO
Un anno e mezzo fa, quando uscì "Like A Smoking Gun In Front Of
Me", buona parte delle recensioni misero in evidenza il passo in avanti fatto
rispetto all'esordio e il respiro internazionale che aveva raggiunto la musica
dei Franklin delano, realtà solida non più confinata entro la ristretta
cerchia dell'indie rock italiano, ma anche grazie alla distribuzione del disco
negli Stati Uniti e le collaborazioni con membri dei Califone, definitivamente
lanciata anche all'estero.
Ora, dopo aver rivoluzionato la formazione - a fianco degli "storici"
Paolo Iocca e Marcella Riccardi, ci sono le new entries Marcello petruzzi, Lucio
Sagone, Michele Sarti e Vittorio Demarin - e la firma con loa Ghost Records, tornano
con un nuovo album intitolato "Come Home" che, non solo conferma, ma
addirittura rilancia qualsiasi cosa buona è stata detta su di loro. Se
precedentemente, nel loro songwriting, era facile individuare le loro influenze,
dal più classico sound Americana al post-rock chicagoano per arrivare a
delle dronate iniezioni avant, ora le loro canzoni appaiono più solide
e compatte, più originali nel saper amalgamare le diverse anime della band
in un suono costantemente in equilibrio, che non lascia prendere il sopravvento
ad un elemento piuttosto che ad un altro, ma che invece è abile a creare
qualcosa di personale partendo da elementi noti. La strabordante presenza delle
chitarre elettriche orienta il tutto verso lidi fortemente rock, ma la continua
presenza di finezze e stravaganze a livello di arrangiamento, evitano la banale
fossilizzazione su stilemi risaputi e li avvicinano in territori cari a band quali
Wilco o ai prima citati Califone. E del resto, basta mettere su Come Home, la
traccia d'apertura, per rendersene conto; suona fantasticamente come un pezzo
d'Americana, ma il lavoro degli strumenti fa sembrare che a suonarla siano i Tortoise.
Your Demons è semplicemente bellissima, coi suoi cambi di tempo e le hitarre
furoreggianti, mentre Eight Eyes ha le forme di un classico country rock a due,
dove le voci maschile e femminile si intrecciano a formare la melodia. Dead Racoon
offre un bell'impasto di voci, organo e chitarre per un'idea di gospel-rock, I
Know My Way, come più avanti Scalise, è terrigno rythm'n'blues,
I Am A Cow un'ottima ballata country impreziosita dalla viola, da un piano elettrico
e dal solito ronzio chitarristico. Motel Room potrebbe essere il solito, forse
anche banale, 4/4 rock, con tanto di riff, non fosse continuamente attraversatae
spezzata da loops e feedback. Trattamento che viene riservato anche a No Man's
Land, la maestosa ballata che chiude l'album, davvero un affresco di grande lirismo,
col suo intro dronato e il suo andamento ipnotico.
Avendo praticamente citato quasi tutti i brani in scaletta, direi che avete un'idea
precisa di ciò a cui andrete incontro. Io, dal canto mio, non posso che
consigliarvi caldamente questo notevolissimo album, tra i migliori usciti quest'anno,
e non mi riferisco solo alle band italiane.
Lino Brunetti
BLOW UP
Era franklamente difficile far meglio di "Like a smoking gun in front of me", premiato lavoro non ripetibile sullo stesso terreno; complice il cambio di line up (Lucio Sagone per Vittoria Burattini, Marcello Petruzzi al basso e Michele Sarti alle percussioni) e di label, da Madcap a Ghost, la band emiliana percorre una strada nuova senza perdere i caratteri più puri che ne avevano decretato il valore. Se prima coinvolgeva con tappeti di drones e feedback in rilievo, canonici per lo slowcore, adesso la comprensione è più facile e altrimenti speziata: New Orleans musa ispiratrice di inediti intarsi soul e alberi genealogici blues. Logico che i brani 'à la Dèlano' come I'm a cow e No Man's land siano i meglio assortiti, ma non sfigurano divertimenti midwest del calibro di Eight eyes o la title track. Come tutti i dischi di passaggio, sarà perfezionato al prossimo lavoro; ma niente impedisce di godersi la realtà italiana 'col cuore altrove' di gran lunga più capace. (7/8)
Enrico Veronese
D - LA REPUBBLICA DELLE DONNE
Roosevelt amerebbe questa band italiana di countryrock-folkyblues che gli ha rubato il nome? No! Ne sono proprio sicuro, ma proprio per questo a me piacciono. Perché ti fanno incazzare. Sono americani più degli americani e le canzoni sono talmente belle (in crescendo) che scivolano via come un malditesta che scompare. Ma io non dovevo boicottare l'America?
Giacomo Spazio Mojetta
IL MUCCHIO SELVAGGIO
Avevamo amato i Franklin Delano nelle due precedenti prove di indirizzo più filo-sperimentale e continuiamo a farlo anche oggi che il loro stile ha assunto connotati più accessibili: l'area, comunque, è sempre quella di un rock melodico-evocativo che da un lato strizza l'occhio al folk e al pop e dall'altro dà spazio a devizioni sintetiche, non rinunciando a porre in risalto il legame con l'America cui la produzione di Brian Deck (nel suo palmers Modest Mouse, Iron&Wine, Califone, oltre alla stessa band bolognese) conferisce ulteriore forza e credibilità. Senza inutili rivoluzioni, bensì seguendo la via di una graduale e naturale crescita, Paolo Iocca e compagni hanno insomma realizzato il loro disco più maturo e a rticolato, magari più "fisico" ed emotivo che cerebrale7intellettuale ma non per questo meno sfaccettato, fascinoso e brillante. Tanto riuscito da non far considerare un limite l'ombra "pavementiana" che si allunga alle sue spalle.
JAM
Il gruppo di Marcella Riccardi (ex Massimo Volume) e Paolo Iocca conferma che il suo indie rock cantautoriale, molto american oriented, è di livello internazionale. Fanno qui la differenza gli arrangiamenti: la cura dei dettagli sonori, le chitarre e le parti vocali sono più che convincenti (membri di Califone e Wilco, così come la produzione di Brian Deck, danno loro una mano). Ottima anche la struttura dei brani, che mostrano in generale un più preciso rigore formale senza però rinunciare alle escursione free form.
Pier Angelo Cantù
LEFT/AVVENIMENTI
Come bisogna definire Come Home, il terzo lavoro dei bolognesi Franklin Delano? Folk-rock? Psichedelico? E allora come la mettiamo con i fiati di "I Know My Way"? E con le atmosfere post-rock di "Dead Racoon"? No, indichiamo la band come una tra le più originali in Italia. E andrà benissimo così.
Emiliano Coraretti
MUSIC CLUB
Con la produzione di Brian Deck (modest mouse- iron&wine califone), il passaggio a ghost records e sessions di registrazione tutte americane i Franklin Delano mettono a segno il loro terzo colpo. Sicuramente rappresenta una sterzata verso una maggiore immediatezza, qualcuno la definirebbe una conversione al pop, ma poi alla fine se lo si ascolta con attenzione questo come home presenta una ricchezza di suono addirittura maggiore dei due precedenti stupefacenti lavori (All my senses are sensless today e Like a smoking gun in front of me). L'unica cosa che realmente varia è il ritmo, il suo senso del tempo. E' come se si fosse costruita ed arredata una casa con gli stessi materiali e lo stesso mobilio e gli stessi medesimi accessori delle precedenti costruzioni, ma la si fosse realizzata in una superficie molto più ridotta. Ci sono molte meno dilatazioni che nei precedenti lavori, molto meno silenzio e ciò non solo ha portato Paolo Jocca e soci all'appropriazione dell'edificio canzone, ma li ha anche spinti a stratificarlo, ad arricchirlo di elementi meravigliosi,ma mai eccessivi. Insomma i Franklin Delano hanno scoperto il tiro, la voglia divertirsi giocando la musica, ma non hanno perso una briciola dell'immensa classe che li ha caratterizzati in passato. E anzi vorrei spingermi oltre. Vorrei osare e spararla grossa, ma tant'è. I Franklin Delano hanno tirato fuori dal cilindro un disco che è già un classico, che suona senza tempo e col quale chiunque voglia fare del vero, polveroso, fottuto rock'n'roll in Italia a partire da oggi non potrà evitare di confrontarsi con questo Come Home. Rock'n'roll never dies! Franklin Delano docet.
Ian Della Casa
NERO MAGAZINE
Non tutti hanno il diritto di suonare musica folk tradizionale americana. Franklin Delano ad esempio non ha il retroterra adatto, non ha una reputazione solida o consolidabile... è un gruppo indie, in fin dei conti. E allora occorre suonare altro. Pensare altro. Le impalcature possibili sono tante, diverse tradizioni e diversi modi di rivisitarle. I contesti sono pochi, invece: potremmo ridurli ai solchi di un disco, o ad una serata dal vivo. Quel lasso di tempo dove ogni sospensione dell'incredulità è lecita e condivisibile, alle giuste condizioni e con l'adeguato impegno da parte degli astanti, o degli ascoltatori. Quello di Come Home è il salto definitivo in una landa sperduta o semplicemente "inesistente", dove un alt-folk solare e cangiante dipinge paesaggi senza una nuvola davanti ai quali si agitano personaggi di ogni razza e colore. Un po' blues, un po' indie, un po' country; chitarre acustiche subito dietro a quelle elettriche, e via di questo passo. Una soluzione diversa per ogni canzone, una freschezza davvero invidiabile ad ogni episodio. La perfetta dimensione del gruppo di Paolo Iocca, forse - davvero - meritevole di tutte le attenzioni che si continua a dire meritino.
Francesco Farabegoli
ROLLING STONE
Nel manuale di orgoglio nazionalista The Enduring Vision, il presidente Roosvelt
viene citato come esempio di "americana ascesa al successo". Difficile
dire quanto Paolo Iocca spartisca con quest'ultimo, visto che la sua band riunisce
membri di Caboto, Ronin e altri eroi alternativi e si esprime con nonchalance
fra loop, archi inreverse, blues stralunato, fiati, psichedelia, noise e un po'
di psycho folk.
Per forzare un'immagine è come se i Delano fossero i Pink Floyd di The
Wall, ma con Barrett in formazione. Non sarà "americana ascesa al
successo", ma è uno dei migliori riconoscimenti tributabili a un "rockettaro".
(3,5/5)
Emilio Cozzi
ROCKERILLA
Come Home nuovo album di Franklin Delano ci restituisce un gruppo in forma smagliante, in cui la rapida ascesa da realtà dell'underground italiano a band di statura internazionale si consolida come dato di fatto. La band con base a Bologna, ma ormai adottata dal circuito che ruota negli Stati Uniti attorno alla Perishable Records, riesce nel non facile intento di rendere accattivante e pop, quell'insieme di influenze che possiamo sintetizzare con i termini di post folk e alternative country, senza perdere dell'originalità che ne marca il suono sin dagli esordi. Proprio queste le caratteristiche di "I Am A Cow" e "Motel Room" momenti più alti di un disco, comunque bello dall'inizio alla fine, efficace e maturo come pochi nel suo genere (9/10)
Simone Secci
ROCKSOUND
Ancora buone nuove dalla Ghost, etichetta italiana attivissima nell'intercettare
e dare visibilità ad alcune delle realtà più interessanti
del panorama indie nazionale. E i Franklin Delano rientrano senz'altro in questa
categoria: Paolo Iocca, Marcella Riccardi e i loro degni sodali lo dimostrano
in questo terzo full length, che attinge alle sonorità del folk rock, del
country, del blues e del soul (ascoltare "I Know My Way" per credere)
per dare vita a un lavoro ricco, di ampio respiro.
La band (volata a Chicago per registrare il disco con Brian Deck) mostra gusto
e misura nel costruire le linee melodiche dei brani (la title-track, "Your
Demons", la graziosa ballata dal titolo "Eight Eyes" sono un esempio
di quanto affermato), sulle quali ben risalta l'unione delle voci di Paolo e Marcella.
"Come Home" offre conferma, dunque, alla regola secondo la quale il
terzo album è quello della maturità compositiva e artistica (7).
Ilaria Ferri
RUMORE
Attacco facile, ma la casa alla quale si fa ritorno, non è battuta
da questi venti. E' legno americano del grande nulla. Che se è vero che
ormai va considerato patrimonio comune, nel caso dei Franklin Delano, si traduce
in residenza auspicata. Là suoni e immaginario e la produzione nuovamente
affidata a Brian deck (da Modest Mouse a Califone).
Il terzo album del Presidente Delano conserva radici neo country e mette in mostra
una rilassatezza più classica e qualche buona apertura pop, come nel caso
dei fiati e dei coretti alla Dandy Warhols di I Know My Way con Nick Broste dei
Wilco ai fiati. Eight Eyes è una bella ballata pop a due voci impreziosita
da Jim Becker dei Califone al banjo e Fred Lonberg-Holm dei Flying Luttenbachers
sl violoncello, Motel Room richiama tra le polveri gli Eleventh Dream Day di Beet
e le radici rilassate di I Am A Cow confermano che ai Delano non si può
chiedere nulla più che una buona fedeltà ai suoni americani. E quella
c'è. (6)
Maurizio Blatto
TRIBE
Dove vanno a cercare le loro radici sei bolognesi nelle cui vene scorre un country rock dalle sfumature gotiche? A Chicago, negli Engine Music Studios dove questo Come Home è stato registrato dai Franklin Delano (i sei bolognesi di cui sopra) in compagnia di ospiti come Jim Becker, Nick Broste, Josh Berman e Brian Deck. A capo della comitiva ci sono il cantante/chitarrista Paolo Iocca e la chitarrista/cantante Marcella Riccardi, che guidano la band attraverso paesaggi dai colori irreali dove convivono dissonanze, chitarre che sembrano liquefarsi e orchestrazioni a sorpresa (I Know My Way). Qua e là echeggia il "fantasma" di Lloyd Cole.
Maurizio Principato
Album: Come Home
Label: Ghost records
Released: 2006