Discos y musica de Franklin Delano

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QUE PIENSAN DE ESTE DISCO

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ONDALTERNATIVA

Dopo l'ottimo demo "All my senses are senseless today" che aveva dato ai nostri tante soddisfazioni sia da parte di pubblico e critica, esce, a distanza di due anni, il primo album per i Franklin Delano, "Like a smoking gun in front of me".
Il quartetto bolognese, per la registrazione di questo disco" è stato, dapprima, impegnato negli studi della Homesleep Records (il cui fondatore è Matteo, mente degli Yuppie Flu) per le registrazioni. Poi, i nostri son volati verso gli States, dove hanno trovato mister Brian Deck (produttore di Modest Mouse e Iron and Wire) e i Califone per completare l'opera.
Il risultato di questa traversata? Un disco fresco, eclettico e pimpante dove i Franklin Delano riescono a passare dal new folk tipico della band di Tim Rutili alla contaminazione di altri generi: l'intensa ballad con elementi noise "Call it a day", si passa alle melodie di marca Pavement "Please remember me" e "Bus stop", tinte psycho-jazz per "Travel in space", blues per "Me and my dreams". Colorati!
Il cantato inglese di Paolo Iocca è affascinante anche quando si incontra, efficacemente e creando trame vocali sensuali, con quello di Marcella Riccardi, ex Massimo Volume come Vittoria Burattini, alla batteria. Alla prima chitarra, Stefano Pilia, reduce di un'altra delle più promettenti band bolognesi, i Settlefish. Nuovi elementi, nuove sferzate melodiche, l'incedere lento e zoppicante, il ripetersi di nenie ossessive e melodie melanconiche conquistano l'ascoltatore che rimane incollato alla sedia. In genesi, il gruppo si colloca nel filone capeggiato dai già citati Califone, ma anche a quel filone new country capeggiato da band quali Red Red Meat e Red House Painters, ma le melodie sono figlie di quel post-rock ed indie pop generati da gruppi quali Pavement e Wilco. Eterei! Dopo aver ascoltato il primo lavoro mi attendevo da questo gruppo un lavoro notevole e sopra le righe, e una volta termintato il disco mi sono accorto di quanto questo sia un ottimo lavoro. Frizzanti!
Spero di riuscire a vedere una loro apparizione nel Sud Italia, sempre così scarno di date di band che non hanno un nome conosciutissimo, ma a cui si può accostare, di contro e soprattutto in questo caso, anche il superlativo assoluto di bravissimi.

Rocco D'Ammaro

 

ONDAROCK

C'è una terra dove lo spazio si dilata sino a riempire l'orizzonte.
C'è una terra dove il domani affonda le sue radici in una dimensione fuori dal tempo.
C'è una terra dove il battito del cuore sa di disillusione e di speranza come il cadere della pioggia.
Quella terra è l'America dei Franklin Delano. Un'America immaginata in sogno, eppure fatta di una carne e di un sangue implacabilmente reali: un luogo dell'anima privo di confini tangibili, ma concreto come l'ampiezza dei desideri di cui è intessuto.
Il fatto che i Franklin Delano vengano da Bologna piuttosto che da Chicago non è altro che un dettaglio geografico: il punto di fuga che la loro musica porta dentro di sé trascende i vincoli delle distanze.

Non c'è da stupirsi, allora, che il loro nuovo lavoro, "Like A Smoking Gun In Front Of Me", registrato presso i bolognesi Homesleep Studios, sia stato mixato proprio tra i grattacieli della città del vento, la patria americana del post-rock.
Un disco che sorprende sin dalle prime note per la sua ricchezza di sfumature e di dettagli rispetto al suono più teso e asciutto del predecessore, "All My Senses Are Senseless Today", anche grazie al contributo di gente del calibro di Tim Rutili, Jim Becker e Ben Massarella dei Califone. Ma non si tratta di una semplice imitazione di modelli d'oltreoceano, come siamo sin troppo abituati a vedere nella provincia dell'impero: quella percorsa dalle trame oblique di "Like A Smoking Gun In Front Of Me" è la strada notturna e sanguinante di un'America che appartiene soltanto ai Franklin Delano.
E' la fine del 2002 quando, dopo un periodo di lontananza dalla musica, le ballate che il cantante e chitarrista Paolo Iocca portava dentro di sé incontrano sulla loro via Marcella Riccardi, già tra le fila dei Massimo Volume. A loro si aggiungono lungo il cammino la batterista Vittoria Burattini, anch'essa reduce dall'esperienza nei Massimo Volume, ed il bassista Stefano Pilia.

Oggi, con questo loro secondo album, i Franklin Delano sembrano davvero essere riusciti a raggiungere quel suono di cui sin dall'esordio erano in cerca, fatto di chitarre frastagliate, di ritmi che divengono da letargici a taglienti e di riverberi densi di oscurità, su cui aleggia un'elettricità statica che sembra preludere allo scatenarsi di una tempesta.
L'avvio ombroso di "Call It A Day" è come l'incedere di una goccia che scava nella pietra di un cuore indurito dal pianto, mentre lo sguardo fissa immobile il volgere del giorno. Le voci di Paolo Iocca e di Marcella Riccardi si intrecciano in un abbraccio onirico dal calore avvolgente, fatto dell'impalpabile stoffa delle litanie dei Low. Come uno scroscio di pioggia, una scarica chitarristica giunge alla fine a raccogliere la tensione, per rimanere sospesa in un'infinita e vibrante distorsione che sembra venire dalla coda di "Less Than You Think" degli ultimi Wilco.
Ed ecco entrare in scena una chitarra acustica, con un tono nostalgico che si sottrae alla tentazione della melodia, come a voler difendere la propria verità: "Please Remember Me" è morbida e amara come la stretta di un addio, e allo stesso modo diviene ispida e pungente.

Di nuovo una spirale di elettricità fatta di fremiti digitali sembra volersi condensare nell'aria, fino a lasciar sbocciare sul tappeto delle proprie ceneri pulsanti lo stelo di un arpeggio incantato, lento come il palpito che accompagna il crooning nasale di Iocca: è "Sounds Like Rain", ed è uno dei motivi per cui "Like A Smoking Gun In Front Of Me" è un disco da cui lasciarsi cullare e sferzare senza opporre resistenza.
C'è un senso di paralisi che sembra imprigionare ogni cosa attraverso il riflesso di un vetro; c'è un rimpianto silenzioso che scava nel solco di ferite mai rimarginate; c'è una rabbia soffocata che pare sempre sul punto di esplodere.
C'è l'amore per la terra dei Lullaby For The Working Class e l'estasi al rallentatore dei Red House Painters; c'è la circolarità ipnotica di Jim O'Rourke e il richiamo all'oltre dei Califone e dei Codeine: il folk dei Franklin Delano è uno spirito che si libra sul caos, senza timore di bagnarsi nelle acque lisergiche di una scura psichedelia.

Ma è quando il gruppo bolognese non esita a lasciar scivolare la propria musica tra le braccia di un'inquieta forma-canzone che i Franklin Delano rivelano tutto il fascino della loro alchimia, affrancandosi dai fantasmi "post" che abitano ai confini dei Giardini di Mirò.
Dallo scorrere torbido di "Matter Of Time" alle lame lancinanti e ai rarefatti silenzi di "Your Perfect Skin Line" (già presente su "All My Senses Are Senseless Today" e oggi riproposta in una nuova versione densa di pathos), passando attraverso le ossessioni ribollenti di "All Your Body Broken Dreams" e gli echi di galassie aliene di "Travel In Space", il viaggio di "Like A Smoking Gun In Front Of Me" attraversa spazi sconfinati sotto il cielo cupo di una notte in cui le stelle hanno un chiarore remoto che trafigge l'animo.
"There's still much to drive/ There's still a billion miles to bite (...)/ There's still a whole long night aside". Il sussurro di Iocca in "Me And My Dreams" sfiora un violino profumato dell'ultimo sole della campagna. La strada che si apre davanti agli occhi sembra perdersi in una misteriosa, lynchiana lontananza. Ma il suo percorso è carico di promessa. 7/10

Gabriele Benzing

 

POST-ITROCK

Non è un errore quello sulla data, perchè il disco deve ancora uscire ufficialmente per la Madcap Collective (di cui abbiamo già parlato sul n.8 e ne parleremo ancora in questo a riguardo delle altre sue produzioni) e per la File13 (USA)...ma per chi avuto la possibilità (e il fegato) di farsi un giro al MEI, poteva già acquistarlo al loro stand. A partire dal bel debutto per la Zahr rec (www.zahr.net), i Franklin non hanno fatto fatica a farsi conoscere e ad attirare l'attenzione, in parte aiutati dal fatto che due componenti provengono dai Massimo Volume, in parte perchè avevano dimostrato di avere del talento...ma ormai è una vecchia storia.
Questa volta, per l'occasione, se ne vanno negli studi della Homesleep e incidono sotto la guida di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello, per poi volare negli Stati Uniti, alla volta di Chicago. Qui hanno mixato e masterizzato il nuovo lavoro con Brian Deck e hanno preso in prestito anche le chitarre, il piano, l'organo e il synth di Tim Rutili, il violino e il piano di Jim Becker e altri strumenti da vari ospiti. Questo cocktail di collaborazioni riesce perfettamente, dando al disco anche quel tocco sonoro tipico della Perishable. Non saprei da che parte iniziare per darvi una visione di questo gran bel disco, vi posso solo dire che le atmosfere che si respirano vanno dal blues, al folk (Me And My Dream), alla psichedelia, al post-rock lento e cupo, il tutto arrangiato con gusto e qualità. Bellissima la voce di Marcella che fa il controcoro a Paolo, e la stratificazione degli strumenti che si intrecciano e lavorano in perfetta sintonia. "Like a Smoking Gun In Front Of Me" è fatto anche di grandi aperture, per dare quel tocco pop, o brevi e semplici incisi di piano, di violino o di qualche altro strumento che vanno a costruire, come piccoli tasselli, questo puzzle multicolore.
L'unico appunto che farei è sulla durata, perchè alla fine 60minuti sono tanti e forse da digerire tutto d'un fiato diventa un po' troppo, se solo avessero tagliato un paio di brani (non saprei però quali...) saremmo davanti ad un lavoro perfetto. Mi fermo qui e vi dico che è un disco da avere, punto e basta.

Gianmaria Aprile

 

ROCKIT

Il deserto passa per l'America. Entra nelle viscere dell'alt-country, ribolle dentro il post e alla fine arriva giù dalle parti di Modena, meglio a Bologna. Lentezza, quasi genetica. Chitarre, quasi sature. Occhi celesti, piantati verso il cielo. Nessun timore di sembrare d'un altro paese: di fronte alla musica siamo tutti uguali.
Benvenuto in questo deserto. Ti presento i Franklin Delano.

Chiariamoci subito. Franklin non è roba da tutti. Franklin è per chi ha tempo, voglia, predisposizione. L'effetto è quello tipico dello stupore, l'ascolto regala la sensazione di una talentuosa compostezza. Cerca di capire, la folk music che c'è dentro questo disco non è l'etno-trendy bollita che si è soliti pensare. Nessuna tarantella. Qui dopo gli arpeggi di acustica arrivano i feedback, e allora sono minuti di muro sinfonico. L'opera non è originale in senso assoluto ma è personale in tutti i sensi: unisce il country blues di matrice americana al pop, lo brucia con i rumori, lo scarna fino a renderlo larvale e poi lo ricostruisce. Improvvisando.
Capiamoci bene. I nomi sono i soliti. Okkervil River, Red red meat, Califone. La differenza è che i Califone, in questo disco, suonano. Non è la solita girandola di paragoni. I missaggi di questo disco li ha fatti un certo Brian Deck, già produttore dei Tortoise oltre che membro dei Califone. Non è la solita marchetta alla Steve Albini (comunque massimo rispetto). Tutto ciò influisce. Le chitarre vibrano paurosamente, gonfie, vivide, bellissime. Il suono è eccezionale, al solito ben condotto in cabina di regia da Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello, Homesleep Studios. Ma quello che più colpisce sono le canzoni. E qui i nomi non contano.

Dopo l'esordio autoprodotto, i Franklin Delano hanno trovato la quadratura del cerchio. Hanno limato le cose inutili, hanno raddrizzato la struttura dei pezzi, hanno saputo costruire contrappunti vocali ed elettroacustici, hanno creato uno spazio rumoroso e minimale fra il silenzio e l'esplosione. Non tutte le canzoni sono allo stesso livello, ma non ce n'è una brutta e quelle belle sono bellissime. Ora capisci? Toccare il pop. Toccare il country. Toccare il blues. Dentro questo triangolo coniugare al presente la parola post. Voce del Verbo: Melodia. Prima persona singolare: Io installo la melodia dentro i rumori della mia chitarra. È un verbo lungo, ci si può sbagliare. Chi non sbaglia è perché ha studiato troppo. A lui la tarantella, a noi una pistola fumante dritta al volto.

Carlo Pastore

 

ROOTSHIGHWAY

In occasione del precedente All My Senses are Sensless Today, recensito pochi mesi fa in questa stessa rubrica, avevamo fatto notare le forti ascendenze "desertiche" dei Franklin Delano. Un folk-rock rarefatto e molto obliquo, spesso e volentieri spinto ai confini del noise, quello offerto dalla band bolognese, che non nasconde affatto le proprie ascendenze americane e in modo particolare l'attaccamento alla cosiddetta scena post-rock di Chicago. I riferimenti ai maestri del genere valgono oggi come una semplice mappa di orientamento, perchè invece di ricoprire il ruolo di semplici spettatori, i Franklin Dealno si sono mossi in anticipo, producendosi il nuovo lavoro negli Homesleep studios di Bologna e volando proprio a Chicago per farsi mixare il tutto da Brian Deck (Califone, Modest Mouse, Iron & Wine). Il cambiamento non è radicale nella forma, ma è l'intero impatto sonoro che ha guadagnato punti sull'opera precedente: un disco dove finalmente le intuizioni abbozzate in passato si materializzano in ballate letargiche e polverose (la minacciosa cavalcata di Matter of Time, la fascinosa Me and My Dreams), in cui le radici country-blues subiscono manipolazioni al limite del puro rumore (gli estenuanti minuti finali di Call It a Day travolti da tonnellate di feedback), quasi si trattasse di una scampagnata dei Sonic Youth nei territori dell'alternative country.
Like a Smoking Gun in Front of Me (complimenti anche per l'inventiva nella scelta dei titoli) si impossessa della materia senza timori reverenziali e francamente se fosse uscito da qualche sperduta small town americana avrebbe forse assunto un ruolo assai più importante di quello che un certo "provincialismo" nostrano potrebbe riservargli. Il fatto è che al fianco degli intrecci vocali di Paolo Iocca (chitarre) e Marcella Ricciardi (chitarre, lapsteel, mandolino), completati dalla batteria di Vittoria Burattini e dal basso di Stefano Pilia, si affiancano realmente personaggi di quel mondo "indie" tanto decantato: Tim Rutili, Ben Massarella e Jim Backer dei Califone suonano e fanno da guida spirituale (sentire nel caso Sounds Like Rain) lungo un percorso tortuoso, a volte eccessivamente ermetico e ripiegato su se stesso (il finale con All Your Body Broken Clues e Your Perfect Skin Line). Lavoro attraversato da ombre ed esplosioni improvvise, fatto di piccoli dettagli e lunghi strascichi strumentali, che conquisterà chi ha apprezzato la svolta spiazzante degli ultimi Wilco (Please Remember Me fluttua tra pop e visioni desert rock alla maniera del recente A Ghost is Born) e soprattutto chi pensa che la matrice folk e blues possa essere contaminata da sonorità ipnotiche e devianti.

(Fabio Cerbone)

 

SENTIREASCOLTARE

Come ampiamente annunciato nei mesi passati, i Franklin Delano tornano a appena un anno dall’esordio con Like a Smoking Gun In Front Of Me, un album che si preannuncia importante già dai crediti: registrato presso gli Alpha Dept di Giacomo Fiorenza e Francesco Donadello (ormai un marchio di garanzia della produzione indipendente italiana), è stato poi mixato a Chicago da Brian Deck negli studi della Perishable Records dei Califone e ulteriormente impreziosito dalla presenza degli stessi come guest di eccezione.
Se All My Senses Are Senseless Today si poteva interpretare come un guardarsi attorno in attesa del momento propizio, Like a Smoking Gun In Front Of Me rappresenta per il gruppo bolognese il primo, vero sforzo nella costituzione di un personale universo musicale e poetico. L’alternarsi di cadenze indolenti, le nenie ossessive (All Your Body Broken Clues), i noise e i lunghi drone strumentali (memori delle recenti alchimie Wilco/O’Rourke), le sincopi e singulti vanno tutte in questa direzione: conquistano e convincono ascolto dopo ascolto.

I Franklin Delano si rivelano anzitutto capaci di saper creare un’atmosfera di fondo, un quadro sonoro ben preciso in cui ogni musicista gioca un ruolo chiave: in primo luogo lo stesso Paolo Iocca, interprete vocale più sicuro e convincente, ottimamente supportato da Marcella Riccardi (al controcanto e alle consuete chitarre “di ricamo”) e dal riconoscibilissimo drumming di Vittoria Burattini, le cui rifiniture conferiscono un’inedita profondità al sound del gruppo. Il salto di qualità c’è ed è netto, dalla scrittura (più ferma e certa nelle melodie) agli arrangiamenti (più focalizzati e mirati), il gruppo supera gli stereotipi del post “classico” di marca Slint abbracciando nel contempo le trame desertiche dei Califone.
Di fronte all’intensità dell’indolente di Call it a Day, alle melodie squisitamente pop di Please Remember Me (tra Pavement e Wilco) e We Don’t Care, alle sospensioni di Sounds Like Rain, alle tinte psych-jazz vagamente gelb-iane di Travel in space, alle suggestioni rurali targate Oldham di Me and My Dreams, è evidente come i Franklin Delano debbano molto a Rutili, Massarella e Becker ma abbiano senz’altro maturato un linguaggio musicale personale. Forse non avrebbe guastato una maggiore concisione in certi episodi, ma si tratta di peccati veniali: Like a Smoking Gun In Front Of Me non è soltanto la conferma che attendevamo, è una piacevolissima sorpresa. (7.0/10)

Antonio Puglia

 

SODAPOP

C’era notevole attesa attorno a questo disco: un gruppo italiano che brucia le tappe con un ottimo esordio coronato da concerti esaltanti, che per il seguito si trova a collaborare con i Califone, farsi mixare a Chicago da Brian Deck e uscire su un’etichetta americana anche oltreoceano. Tutto nel giro di poco più di due anni. Cosa più unica che rara dalle nostre parti, dove la norma è il processo inverso e qualsiasi mediocrità proveniente dall’estero viene elevata al grado di genio.
Il segno che si è davanti a musicisti dal talento non comune, e non è certo un caso che al duo formato da Paolo Iocca e Marcella Riccardi (chitarre, tante e diverse) si sia aggiunto in pianta stabile un pezzo importante di storia della musica italiana: Vittoria Burattini che fu pulsante motore ritmico nei Massimo Volume, quasi a voler riallacciare la continuità di un percorso che non potrebbe essere più diverso nella forma ma pare animato dal medesimo spirito, ovvero la determinazione a parlare liberamente e con voce sicura attraverso il proprio operato artistico. Di nuovo, un fatto che in Italia ha del miracoloso.
La musica, allora: fin dagli inizi accostati ai Califone, Franklin Delano inseguono suggestioni appartenenti alla tradizione americana, desertiche e folk; vivono momenti quieti e riflessivi alternati o interrotti da esplosioni elettriche lancinanti; musica di chitarre che scagliano nel cielo la vocalità della Riccardi, eterea controparte del più tormentato e al tempo stesso catatonico Iocca. Il paragone con la band di Rutili e Massarella è – seppur plausibile - quanto meno riduttivo: il gruppo di Chicago è molto più legato alla terra, radicato in essa, laddove il trio bolognese è invece più propenso ad elevarsi. Musica con un più spiccato lato femminile, visionaria e lirica. Dall’iniziale Call It A Day (che parte quasi in sordina per chiudersi con tre minuti di apocalittica lama di drones) fino al congedo di Your Perfect Skin Line (in una versione più minacciosa rispetto all’esordio), il disco è una camminata estatica di un’ora tra cocci di bottiglia e sabbia rovente, erba imperlata di rugiada mattutina e paesaggi osservati dal finestrino.
Gli arrangiamenti sono curatissimi nei particolari e donano un’identità propria ad ogni singola canzone, pur nella compattezza dell’insieme: il piano che punteggia la splendida Sounds Like Rain; le raffinatezze percussive di Bus Stop; il sentore Beefheartiano che fa capolino nella stranita cantilena All Your Body Broken Clues (ecco: se c’è un accostamento sensato, specialmente da vivo, è con gli ultimi e immani Red Red Meat...); le sospensioni di corde e gli scorticamenti di violino di We Don’T Care; il folk privo di gravità di Travel In Space; il country classico e pacificato di Me And My Dreams che riporta in vita Gram Parsons. Mi rendo conto di aver citato tutti i brani tranne uno, Please Remember Me, distesa ballata degna dei Grant Lee Buffalo di un decennio fa.
C’è soprattutto, oltre ogni possibile influenza elencabile, un qualcosa che rende Franklin Delano un gruppo speciale e Like A Smoking Gun In Front Of Me un disco di bellezza stordente e fascino duraturo, quale che sia la provenienza geografica o la direzione indicata dalla bussola. Qualcosa che induce a pensare che il viaggio sia solo agli inizi. Long may you run... 6/6

Giancarlo Turra

 

SPEAK MY LANGUAGE

Le prime due cose che mi passano per la testa ascoltando questo disco: difficile la catalogazione, ma questo non è un problema, a parte per chi ha bisogno di sicurezze e per chi ama la nozionistica da snocciolare nelle sarabande indie; difficile farsi una ragione che questa sia una band italiana (sì, avete letto bene, italiana) e, nonostante ciò, sia riuscita ad incrociare con una facilità sconcertante sonorità ed arie tipiche dei migliori "paesaggisti" underground nordamericani contemporanei (leggi: soprattutto le bands della Perishable e della Constellation).

Tali influenze sono da indirizzare soprattutto verso la scena di Chicago, senza aver il timore di offendere nessuno: l'intero disco è stato "addizionato" dai Califone stessi al gran completo, e "rimescolato" da Brian Deck ai Clava Studios.
Ed i risultati si sentono….

Le coordinate portano spesso verso gli slow vagamente psichedelici come in Call it a day, dal finale molto inquietante, Sounds like rain, dove i L'Altra si sono persi nella nebbia padana, e l'ipnotica Travel in space, svoltando verso gli episodici sprazzi folk malinconici di Please remember me e Me and my dream, per passare di fianco alla tenuta dei Cavalli Brillanti con la magnifica We don't care (scusatemi, ma è inevitabile per me, ascoltando certa musica, pensare a certi riferimenti), virando con Bus stop verso i vasti territori secchi ma non aridi del post-rock.

Ma la perfetta rappresentazione di tutto quello che è la musica dei Franklin Delano è costituita dalla magnifica coppia di pezzi in chiusura dell'album, All your body broken clues e Your perfet skin line: costruire canzoni dalla semplicità cristallina, che girano, che funzionano, per poi arrangiarle con gusto, ambientandole in un immaginario quasi tangibile, senza le remore preconcette dei puristi, senza la paura di saturare e snaturare le visioni dell'ascoltatore….

L'ultima cosa che mi passa per la testa ascoltando questo disco: un mood ipnotico ed inquietante si insinua tra queste tracce….
Inquietante e molto affascinante.

Stefano Doro

Like A Smoking Gun In Front Of Me

Album: Like A Smoking Gun In Front Of Me
Label: Madcap Collective/File-13
Released: 2005

 

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