Discos y musica de Franklin Delano

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QUE PIENSAN DE ESTE DISCO

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AUTORADIOABORDO BLOGSPOT

In these days there is another record that reminds me of images and thoughts of dilatation and saturation. If Jennifer search for them at the inside, Franklin Delano stretch them outside.

Their "Like a smoking gun in front of me" is a kite with a cold steel wire linked to your soul that takes you miles away in a desert.
Those visions and this electric new folk as soundtrack.
Everywhere this new folk saturates the space.
It freezes me. And thrills me.
It's elsewhere. Nowhere from Italy.
Is it an escape? A getaway?
Is it an abandon? A renounce?
Are we running away from something?
.... I said I try not talking more about politics.

NRKEY

 

BEAUTIFUL FREAKS

Dopo il bell’esordio “All My Sense Are Sensless Today”, piccolo gioiello di post-folk/alt-country in bassa fedeltà, il trio bolognese torna a stupire con questa nuovo disco. Registrato tra Bologna e Chicago vede la partecipazione, in un certo senso “naturale”, di Brian Deck dei Califone (gruppo a cui i Nostri sono spesso, e giustamente, accostati) che da dietro il bancone del mixer ha aggiunto il suo tocco alla band europea che più si avvicina al folk sound americano. I Franklin Delano riescono quindi in pieno nell’impresa di non adagiarsi troppo sui suoni proposti in passato e attraverso personali trame sonore intinte di blues, noise, folk, arrivano a costruire un sound che sa sì di folk americano ma con una personale chiave di (ri)lettura che risulta incredibilmente efficace e coinvolgente.

Alessandro Pollastrini

 

CANTIERE SONORO

Il ritorno dei bravi Franklin Delano coincide perfettamente con il ritorno di qualche raggio di sole sulla nostra quantomai secca pianura di provincia.
Ecco quindi l'atmosfera più adatta alle desertiche ascese emotive portate avanti dai Nostri caparbi bolognesi.
Un disco che definire suggestivo risulta riduttivo convincendo il necessario ascolto rivolto a lande forestiere e forse neanche troppo lontane.
Un lavoro che eguaglia le tradizioni alle quali finisce per ricondursi entrando a pieno titolo nell'alt-folk d'oltreoceano (da sottolineare la presenza in direzione artistica di Brian deck - Califone).
Unico rammarico rimane quello dato dalla consapevolezza di possedere in patria talenti tali da venire esportati nell'assoluta indifferenza mediatica/discografica.

Allo

 

CHAIN DLK

Their debut release was good, this one is way much better and is having a good resonance 'cause of the many u.s. connections it has. The italian readers of Chain dlk probably know this band has become quickly popular as "the band with the drummer of Massimo Volume", but for those who just know the last band, there's no other musical relation with Franklin Delano. The sound of this release brings near to those coming out on Perishable label and not just for the fact Rutili, Massarella and friends (Califone, Red Red Meat, Loftus, etc.) are appearing as guests here and there, but for the fact also Franklin Delano are reinterpreting american folk music to create something new. If on their debut Delano sounded really focussed on songwriting, on "Like smoking gun in front of me" the band has gone far away into an acid trip and started mixing elements from Califone, Jackie O' Motherfucker, desert rock a-la Calexico with fading drones that arise from the back of the scenario. Brian Deck was sitting behind the mixing desk giving it all an "american-sensation" as you can get from the title (the cd is coproduced with File 13 from Chicago). Differently from their previous album the band has put more emphasis on long instrumental passages cast into the framework of "folk ballads" with a good result. Everything is surprisingly good, let's say sometimes it works much better than many releases on Perishable, this cd is just a bit too long since sometimes it feels without a couple of tracks it would have been almost perfect. After their recent u.s. tour they've had some line up changes, I can assume the sound is probably changing again, but this' a good picture of their "lysergic" period: sometimes it sounds like a well done mix of Perishable's "folksters" and Kranky's "droners".

Andrea Ferraris

 

IDBOX

A furia di leggerlo nelle recensioni, i Franklin Delano si sono convinti di essere 'mmericani e sono volati da Brian Deck, a Chicago, per il missaggio di "Like A Smoking Gun In Front Of Me", seguito di quel "All My Senses Are Senseless Today" che tanti - e più che meritati - entusiasmi aveva suscitato alla sua uscita. La band - allargato definitivamente l'organico a quattro con l'ex Settlefish Stefano Pilia, ormai presenza fissa sul palco, ed effettuato il trasloco in continente, alla Madcap - ha capitalizzato l'esperienza live in compagnia di istituzioni come Califone ed Okkervil River, ampliato lo spettro di riferimento, superato certi limiti castranti propri delle opere prime ed esacerbato le migliori intuizioni del debutto - l'efficace l'alternarsi/sovrapporsi di voci maschili- femminili - maturando dal punto di vista compositivo ed esecutivo.
Più eterogeneo ed accattivante dell'esordio, "Like A Smoking Gun In Front Of Me" attinge al medesimo retroterra nel costruire ballate rarefatte e scure che trovano nella ciclicità il mezzo per stordire emotivamente l'ascoltatore, ma ad esse affianca episodi più concreti, dove "concreto" sta per "popolare" ed ancorato alla tradizione. E' il caso di "Please remember me", distillato lennoniano di uggia, come se i Beatles portassero gli stivali ed il cappello da cowboy, di "Me And My Dreams", sì polverosa da rimandare ai Creeckdippers, country che si sbarazza dell'abusato prefisso alternative per farsi inno attorno al fuoco, di "We don't care", che afferra la melodia dopo averla rincorsa tra drones per non perderla che nel finale, dopo uno stordente crescendo emozionale. L'anima più ombrosa del gruppo, invece, sopravvive nella liquida "Travel In Space", nel trascinarsi mesto di "Matter Of Time", nella "All Your Body Brokens Clues" che divaga per poi ascendere in un climax rumoristico, nell'incedere funebre di una "Call It A Day" che si autodistrugge per inerzia, nei modi narcotici che rendono "Bus Stop" il frammento di un sogno, nelle chitarre lancinanti che graffiano a sangue il corpo asciutto di "Your Perfect Skin Lines".

I Franklin Delano agiscono sottraendo l'ovvio, scarnificando la canzone alla sua essenza, facendo intendere con il non detto, suonando come la pioggia. Il loro è folk di cui non interessa la provenienza: l'importante è abbassare le luci e raccontarsi.

Vince B. Lorusso

 

IL TIRRENO

Franklin Delano nasce dall'incontro tra Paolo Iocca (voce e chitarra) e Marcella Riccardi (voce e chitarra), che realizzano nel 2004 l'acerbo "All My Senses Are Senseless Today". Mentre cresce la fama come live-band, all'inizio di quest'anno, l'etichetta di Chicago File 13 annuncia il loro ingresso in scuderia. La band, cui si aggiungono Vittoria Burattini (batteria) - già nei Massimo Volume con la Riccardi - e il bassista Stefano Pilia (ex Settlefish), parte per gli USA e, con l'aiuto di Tim Rutili dei Califone e Brian Deck (coinvolto a vario titolo con Red Red Meat, Califone, Modest Mouse e Iron & Wine), realizza questo "Like A Smoking Gun In Front Of Me", che esce in Italia per l'etichetta di Treviso Madcap Collective. Un'evoluzione compiuta per un disco bellissimo: puro rock emozionale che si traduce in un folk disturbato, con arrangiamenti sempre intelligenti e curati e voci fortemente espressive. Il coinvolgimento, all'ascolto di queste 10 tracce, è totale. Insensato chiedere di più (www.maledetto.it).

GUIDO SILIOTTO

 

INDIEZONE

Secondo disco per la band bolognese, seconda prova della loro capacita' e talento: ottima dimostazione di quello che sono in grado di fare, creando qualcosa di prezioso, e ipotecandosi un posto di rilievo nel panorama del post rock italiano. Insieme dal 2002: Paolo Iocca con Marcella Riccardi (ex Massimo Volume), Vittoria Burattini alla batteria (anche lei ex Massimo Volume) e Stefano Pilla (ex Settlefish) creano un disco che sa di America, di atmosfere rarefatte e sognanti, con melodie che spesso ipnotizzano chi le ascolta, e i dieci brani si susseguono rapidi, con sonorita' differenti, ma sempre accomunati dalla capacita' suggestiva di emozionare chi li ascolta.
Lo hanno registrato a Bologna, negli studi della Homesleep ma poi sono volati a Chicago per la fase di mixaggio che e' stata curata da Brian Deck (gia' produttore di Red Red Meat, Califone e Modest Mouse) che ottimamente ha saputo elaborare i suoni, creando un'atmosfera coninvolgente che si avverte ascoltando il disco.
Dieci canzoni che, in poco piu' di un'ora, ipnotizzano chi le ascolta, creando un'atmosfera altalenante e rarefatta, passando da momenti acustici e momenti piu' elettrici e sperimentali. La scelta di cantare in inglese e' perfetta, le parole scorrono lente e la voce avvolgente di Paolo seduce, soprattutto quando si unisce a quella di Marcella, in perfetta sintonia, quasi in simbiosi.
Call it a day, prima traccia dell'album e' molto seducente, le due voci vanno insieme e il tempo e' scandito da una batteria che non smette mai di tenere il ritmo, si chiude in un suono quasi sperimentale, inaspettato che sembra non avere fine; bellissimi Please remember me, con la voce di Paolo che riempie lo spazio fin dal primo momento, chitarra dolce, come we don't care, e Me and my dreams, con un sottofondo di un'armonica che rende tutto sognante e fa assaporare un gusto quasi folkeggiante a cui a volte la band ci ha abituato.
Ripropongono anche Your perfect skin line, ultimo pezzo dell'album, gia' presente nel loro precedente lavoro, ma qui in veste piu' cupa e piu' emozionale. Ottima dimostrazione per la band, che sara' distribuita anche in America per la File 13, ottimo esempio di una band italiana che oltrepassa i confini italiani e lo fa in maniera eccelente.

Silvia Cavenago

 

JAM MAGAZINE

n° 113 - MAR 05

Chi ama i Califone e gli Iron & Wine, apprezzerà questo secondo lavoro dei Franklin Delano, collettivo bolognese nato dall'incontro di Paolo Iocca (voce e chitarre) e l'ex Massimo Volume Marcella Riccardi (chitarre, lap steel e mandolino). Lo scorso anno avevano dato alle stampe l'interessante All My Senses Are Senseless Today, distribuito anche negli States, ma il nuovo cd, che vede l'innesto di Vittoria Burattini (batteria) e Stefano Pilia (basso), rappresenta un'ulteriore fase artistica.
Registrato presso gli Homesleep Studios di Bologna e prodotto da Brian Deck, il disco è sospeso tra momenti schizofrenici fatti di prolungati feedback dissonanti e deliziosi quadretti folk in cui abbondano arpeggi acustici e voci duettanti che ricreano tanto atmosfere desertiche quanto quadri sognanti. Vale dunque la pena ascoltarli con attenzione, apprezzarne ogni sfumatura, capirne i testi mai banali soprattutto se visti in rapporto con i dilatati passaggi sonori in cui la musica sostituisce le parole. Tra i brani migliori la dolce-amara Please Remember Me, il post folk di Sounds Like Rain e Me And My Dreams sospesa tra atmosfere intimiste e slanci noise.
Voto: 7
Perché: una band che se manterrà le promesse è candidata come riferimento per la scena indie italiana.

Salvatore Esposito

 

KALPORZ

Da tempo si va configurando una nuova linea di pensiero: il più grande nemico del rock italiano è il rock italiano stesso. Sì perché stiamo tutti qui a lamentarci di quanto poco la nostra musica sia considerata all'estero e di quanto siamo considerati l'ultima ruota del carro e nel frattempo non ci accorgiamo di certe piccolissime realtà che, passo dopo passo, non solo ce lo mettono beatamente nel culo suonando nella lontana America, ma addirittura raccolgono il seminato in maniera molto più efficace che qui da noi. Ovviamente è colpa del governo ladro e dell'erba del vicino che è sempre più verde, però i fatti sono che i bolognesi Franklin Delano da fine marzo a fine maggio se ne sono andati bellamente negli States e noi possiamo solo fargli: "Ciao ciao" con la manina.
Il loro secondo "Like a smoking gun in front of me" non solo è un disco di una bellezza mostruosa, ma è anche un'opera che può veramente rappresentare qualcosa di importante. Forse non sotto il profilo strettamente musicale - i professorini staranno già obiettando che i Thin White Rope e i Red House Painters facevano queste cose secoli fa - ma sotto il profilo puramente filosofico. Sì perché partendo dal basso e con un profilo basso, facendo piccoli passi, ogni gruppo che presenta una proposta musicale quantomeno valida può realizzare il suo più grande sogno: suonare all'estero (per la droga e le donne ci sentiamo al prossimo giro). E sotto questo punto di vista Paolo Iocca e compagne (Marcella Riccardi e Vittoria Burattini, ex Massimo Volume) possono essere veramente presi come esempi.
Ma parliamo di musica, sì perché nell'arco di dieci canzoni i tre cow boy compensano anni di tradizione folk statunitense, li mescolano attraverso le tempeste di sabbia del deserto, li intingono nella psichedelia e li dilatano infine in una variabile moderna che rende "Like a smoking gun in front of me" un omaggio sentito e personale alla musica americana in maniera totale. Poi, liberissimi di trovarla noiosa, monotematica, reiterata e così via. I gusti non si contestano, solamente non riusciamo a non sentire nostre queste atmosfere che puzzano di strada cotta al sole, di ombre di cactus e di caldo soffocante, di stivali e cavalli. Perché è l'infinito che viene racchiuso sotto forma di cd e se avete consumato i dischi dei Califone (tra l'altro, Brian Deck ha pure mixato il disco a Chicago, per dire quanto sono avanti i nostri) non potete esimervi da innamorarvi di questo disco. Se la smettessimo di aspettarci rivoluzioni copernicane dal rock, staremmo molto meglio, ecco il segreto dei Franklin Delano.

Hamilton Santià

 

KATHODIK

Meno di due anni fa 'All My Senses Are Senseless Today' aveva catalizzato l'attenzione sui Franklin Delano, debutto felice trainato anche dal fenomeno Calexico; immerso completamente nella mistica atmosfera arida del deserto, riuscì a raccontare con occhi distanti, un immaginario suggestivo e aderente agli schemi di un folk americano molto dilatato nei tempi. Ora la band bolognese, composta per 2/4 da componenti degli oramai estinti Massimo Volume, si affida alle sapienti mani di Brian Deck (produttore di Modest Mouse e Iron & Wine) che in quel di Chicago confeziona uno strepitoso mixaggio per questo secondo episodio, imponente per la capacità di darsi una sua dimensione all'interno dello scenario alt.country e non solo. Se il fratello maggiore era costantemente incollato sui tempi lenti di un continuo intreccio di chitarre, 'Like A Smoking Gun In Front Of Me' gode indubbiamente di maggiore respiro: noise continui cesellano un flusso ininterrotto di duetti vocali, porzioni di slo-core fanno si che la partecipazione diventi trasporto, Sounds Like Rain ne è l'esempio lampante. I quattro sono aiutati nell'esecuzione di alcuni pezzi dagli amici Califone, abili ad adattarsi alle molte atmosfere dell'album, in We Don't Care assistiamo ad un sound molto vicino agli Eels, Travel In Space propone visioni molto allucinate, un 'viaggio nello spazio' rilassato e pieno di sfumature siderali, mentre Me And My Dreams è una ballata fedele alla tradizione, degna di gruppi come Lullabye For The Working Class o Decemberists dolce e tenera per un caldo sonno autunnale. Complimenti ragazzi, un disco emozionante, che trasuda coinvolgimento ad ogni nota, un lavoro davvero importante che lancerà il quartetto bolognese oltre gli stretti confini nazionali

Andrea Bontempo


KRONIC

Certezze
La crescita è stata tanto evidente quanto repentina. Sono passati poco meno di due anni dall’Ep di esordio, “All My Senses Are Senseless Today”, ed i Franklin Delano, svezzati da non pochi concerti spesso in ottima compagnia, arrivano al primo vero album con una consapevolezza che alcuni potrebbero giudicare sorprendente. Di certo nessuno oserà parlare di casualità.

Saliti a bordo degli Homesleep Studios di Bologna, i nostri sono volati in America da Mr. Brian Deck ed hanno chiamato i Califone per cesellare un dipinto ricco di particolari, in cui gli inevitabili rimandi alla sfera alt country sono rivisitati in una matura ottica personale. Prendete un pizzico di For Carnation e due grammi di Rex, buttateli in una pentola di rame un pò sporca ed aggiungete importanti quantità di liquidi desertici rubati ad una sorgente folk. Quindi sorseggiate, con nevrotica tranquillità, pensando di essere seduti sul gradino della chiesa di una piccola città degli States più profondi. Sarà facile, a quel punto, assaporare sensazioni rallentate nella dilatazione (“Bus Stop”) ed invadenti nella schizofrenia trattenuta (“All Your Body Brokens Clues”), mentre un retrogusto vagamente blues si alternerà ad improvvise aperture pop (“We Don’t Care”) intransigenti nel mostrare un’apertura mentale non prevedibile in partenza e densa di spunti accattivanti.

Concreti nel legame con una visione circolare e cerebralmente incessante della musica, i Franklin Delano giocano in maniera perfetta quella che, in teoria, doveva essere la partita più importante della loro ancor breve storia. E sbancano il tavolo. (4/5)

Marco Delsoldato

 

LA SCENA

A distanza di un anno dal bellissimo "All My Senses Are Senseless Today" (Zahr Records), i Franklin Delano rilasciano un nuovo album, “Like a Smoking Gun in Front of Me”, registrato agli studi Homesleep di Bologna e mixato da Brian Deck a Chicago, in uscita a febbraio per Madcap Collective.
La musica dei Franklin Delano è dotata di una complessità strumentale che richiede molti ascolti prima di potersene creare un’opinione. Volendo (a tutti i costi) trovare una definizione, allora diremmo banalmente che i Franklin Delano fanno parte del genere dell'Alternative Country, ma in realtà "Like a Smoking Gun in Front of Me", ancor più del primo album, presenta una moltitudine di strati musicali che spaziano dal country al post-rock, al psichedelico, al blues, con esplosioni noise e melodie estese e trascinate fino a creare, in tracce come Matter of Time e We don’t Care, atmosfere surreali, quasi oniriche, che si presterebbero perfettamente al cinema e che stanno strette in qualsiasi definizione.
Avevamo già avuto modo di apprezzare le melodie trasversali dei Franklin nel loro primo album, ma il nuovo lavoro va oltre e sviluppa un'armonia tutta nuova, che non ha paura di abbandonarsi a sfumature leggermente pop ed esplora sonorità sperimentali in bilico tra il blues e continue distorsioni noise per poi raggiungere un culmine sensazionale ogni volta che Paolo Iocca e Marcella Riccardi si ritrovano a cantare insieme. In realtà, non si tratta di un semplice duettare, ma è come se le due voci, contrapposte, si rincorrano e si stimolino a vicenda senza mai riuscire a trovare un punto di incontro.
Tra le canzoni più belle c'è Travel in Space - raffinato pezzo dall’andatura cupa e molto tesa, reso ancora più “stridente” dalle numerose e subdole distorsioni noise che lo attraversano - Sounds Like Rain - 5 minuti di musica leggera e compatta, costruita su un continuo intreccio di piano e chitarra. La già citata We don’t Care è invece un esempio perfetto delle esplorazioni sonore dilatate e dell’intensità delle parti cantate che, in questo pezzo, raggiungono un’eleganza che penetra letteralmente nella mente dell’ascoltatore.
Like a Smoking Gun in Front of Me uscirà anche negli Stati uniti per File-13 e, dopo il tour italiano, i Franklin Delano saranno impegnati con il tour americano. Se è vero, come si dice, che il secondo album per un musicista, in questo caso per un gruppo, rappresenta una sorta di “prova del 9” per testarne le effettive capacità artistiche, allora io direi senza ombra di dubbio che i Franklin Delano hanno felicemente superato il test. Sarà ancora più interessante seguirli tra qualche tempo, quando un pubblico più vasto, italiano e non, si accorgerà di loro. Intanto andate a vederli in concerto.

CaterinaNirta

 

LIFT

Sovradimensionare le attese, depurare le tensioni, tracciare solitari isolamenti, sotterrare congiunzioni meccaniche in favore di sfibranti danze introspettive.

I Franklin Delano ci riprovano, questa volta con maggiore convinzione e le spalle coperte da un'interessante partnership discografica tra l'italianissima Madcap Collective e l'americana File 13. E ci riprovano dando alle stampe un disco convincente e godibile, non troppo distante nei contenuti dal predecessore "ALL MY SENSES ARE SENSLESS TODAY" ma più attraente ed attento ai dettagli.

Forti della produzione di Brian Deck (Red Red Meat, Califone nonché alla consolle per Modest Mouse e Iron and Wine) la band bolognese confeziona un'opera che parte dalle depressioni morbide di un alternative folk di confine - americano - e si concretizza in ballate dallo svolgersi lento ma inesorabile, talvolta vagamente rumoriste, spesso solcate da vibrazioni riconducibili alla psichedelia più eterea. Arpeggi acustici si mescolano a lontane percezioni dissonanti di chitarra elettrica, ritmiche quasi impalpabili convivono con tessiture armoniche asciutte di pianoforte, atmosfere fumose convergono verso melodie trattenute o appena accennate, arrangiamenti misurati camminano tra alternanze di silenzi e suoni ricchi di sfumature.

Il tutto dà luogo ad un'esperienza d'ascolto non immediata nell'appeal ma dal gusto persistente, forse non sostenuta da marchingegni promozionali lucidi e spietati - difficile scorgere tra gli episodi in scaletta un potenziale brano-traino - ma forte di un'autocoscienza esplicita e di un livello qualitativo davvero apprezzabile. I referenti stilistici hanno il nome di Will Oldham, Wilco - solo per citarne un paio -, anche se la band di Paolo Iocca dimostra di saper rielaborare gli spunti iniziali in maniera personale ed autonoma.

Call It a Day è un'apertura dai toni impastati ed onirici, Matter Of Time un blues malinconico in bianco e nero, Me And My Dreams ha l'odore del country-folk meno scontato, We Don't Care è acqua profonda dai suoni gorgoglianti, Your Perfect Skin Line è cielo plumbeo che si addensa in vista del temporale.
Non c'e' un solo momento interlocutorio o superfluo nel disco, nulla che faccia pensare all'autoreferenzialità o al fraseggio fine a sé stesso. Soltanto dieci tracce al rallentatore che oltre a possedere un intensità emotiva considerevole, confermano il talento di una realtà nostrana entusiasmante e fuori dagli schemi.

F.Z.

 

LIVEROCK

Bravi i Franklin Delano! Con Like A Smoking Gun In Front Of Me, loro secondo album, riescono a unire richiami alternative country tra Wilco (Please Remember Me ricorda in più di un passaggio il gruppo statunitense) e Califone (Tim Rutili e Ben Massarella hanno partecipato alla registrazione del disco, Matter Of Time ne è il segno più evidente), riverberi post rock (Bus Stop), trame finemente psichedeliche (Travel In Space) nonché brevi momenti vicini al noise degli ultimi Sonic Youth, quelli più morbidi, con, guarda caso, Jim O'Rourke in formazione (All Your Body Broken Clues), senza tralasciare uno spiccato senso pop, in particolare nell'uso delle voci duettanti (la prima parte di Call It A day, Me And My Dreams), avvicinandosi perfino agli ultimi Low di The Great Destroyer. Il risultato finale è solido e convincente e, nonostante le dichiarate influenze, le soluzioni messe in piedi da Paolo Iocca, Marcella Riccardi, Vittoria Burattini e Stefano Pilia, sono decisamente personali. Se infatti la base di partenza è sostanzialmente quella di un folk dalle tinte indie, che in sé non sarebbe una novità, a fare la differenza sono gli arrangiamenti e la propensione del gruppo a sporcarsi le mani con momenti più rumorosi e psichedelici, quando non addirittura puramente ambient (il lungo drone che conclude l'iniziale Call It A Day e il prologo di We Don't Care ne sono un esempio), che elevano le dieci composizioni qui contenute, ad un livello decisamente superiore. Il fatto che poi le voci non sempre mi facciano del tutto impazzire penso sia un problema mio, e non va ad inficiare il giudizio su quello che in sostanza è veramente un ottimo disco. Da sottolineare poi che l'album è stato mixato a Chicago da Brian Deck (produttore tra gli altri di Red Red Meat, Califone, Modest Mouse, Iron & Wine).

Danilo Corgnati

 

LOSING TODAY MAGAZINE

Credo che questi Franklin Delano siano l'orgoglio della Madcap, è un colpaccio mica da ridere avere tra le mani una band con dentro ben due ex Massimo Volume, con il disco registrato agli Homesleep studios (minchia!!!) e con la partecipazione di Brian Deck. Ora io non voglio certamente rovinare la festa dicendo che si tratta di un brutto disco, questa, onestamente, sarebbe una bugia, però posso affermare con ragionevole certezza che è un pochino palloso, dovete concedermelo amici, dai che lo sapete anche voi (qua ci andrebbe quell'emoticon che fa l'occhiolino). Senza farla troppo lunga si tratta di una onesta imitazione dei Velvet Underground (rifatti alla maniera dei Galaxie 500) con un suono più blues e "malato", velleità cosmiche, un pò di noise, country al rallentì, violini struggenti e i due cantanti (maschio e femmina) che duettano, sfidandosi su chi sia più romanticamente perverso o più malsanamente leggiadro. Una band di sicuro successo insomma (mi gioco le mutande su questo).

Fanfarello

 

MESCALINA

Per dischi come questo dei Franklin Delano bisognerebbe creare una categoria apposita. Una categoria dei dischi perduti.
Perduto "Like a smoking gun in front of me" lo è già per sua natura: lo è per il suo suono che in Italia non troverà casa, se non presso un pubblico di appassionati e una parte della critica specializzata.
Lo è per i musicisti che vi partecipano: Marcella Riccardi e Vittoria Burattini si sono ritrovate dopo essersi perdute ai tempi dei Massimo Volume (a loro volta irrimediabilmente perduti). Aggregatesi a Paolo Iocca e Stefano Pilla, altri musicisti con alle spalle esperienze passate, hanno dato seguito a "All my senses are senseless today": quello che era più un lavoro a due è diventato un progetto allargato in cui si sono riconosciuti e hanno partecipato Tim Rutili, Ben Massarella e Jim Backer dei Califone, ovvero alcuni dei maggiori esponenti della scena indie americana più sperduta.
Della partita anche Brian Deck (già produttore dei Califone e Iron & Wine) che ha avuto il compito di collocare il disco in una terra di nessuno a metà strada tra Chicago e gli Homesleep Studios di Bologna, dove le registrazioni sono avvenute.
"Like a smoking gun in front of me" è disco che sta contemporaneamente di qua e di là dall'Atlantico: primo perchè esce in Italia per la Madcap Collective di Treviso e negli Stati Unite per la File 13 di Chicago, secondo perché la pianura del nostro Nord-Est è luogo in cui ci si può perdere tanto quanto nella provincia americana.
Le due realtà non sono tanto distanti, nel senso che l'America non è un altro pianeta e queste dieci tracce lo dimostrano: in "Like a smoking gun in front of me" i musicisti americani non sono venuti ad offrire le loro prestazioni o a rendere qualche favore. Gli ospiti qua non sono ospiti che compaiono, ma personaggi che si sono perduti nella stessa realtà dei protagonisti.
Quello dei Franklin Delano è un folk desertico, perduto nella tradizione americana, al punto da suonarne quasi estraneo: in alcune tracce vengono alla mente il country dei primi Jayhawks, o meglio di Mark Olson, e certe ballate più fragili ed acustiche dei Motorpsycho, tutto collocato in un ambiente sonoro alieno, ipnotizzato da qualche noise, da un cello e da chitarre storte, che offrono una versione quanto mai scarna dell'indie.
L'alternanza tra le voci maschili e femminili non trova definizione nella melodia, ma rimane tremante, palpitante come gli strumenti che faticano e soffrono nel loro suonare piano. Le canzoni contengono volentieri parti di rumore, che introducono o allungano il pezzo, costringendo l'ascoltatore ad un approccio paziente sempre più raro.
Solo alla fine si realizza che "Like a smoking gun in front of me", più che perduto, è disco in cui perdersi. In ogni caso da trovare.

Christian Verzeletti

 

MOVIMENTA

Giunti al vero confronto con l'America, con la registrazione di questo nuovo album a Chicago con Brian Deck (membro di Califone e Red Red Meat, al lavoro anche con Modest Mouse, Ugly Casanova, Iron&Wine e altri), i Franklin Delano rendono definit(iv)o tutto quel che di buono prometteva il loro esordio All My Senses Are Senseless Today. Con i ritmi dell'America rurale nel sangue, le lente cadenze e le chitarre sempre disposte a concedere sfumature psichedeliche (fino agli echi siderali di Travel in Space, e alla sua conclusione in delirio psichedelico posto come sottofondo sonoro in contrasto con l'essenzialità di poche note di chitarra acustica in primo piano) o noise (l'inarrestabile crescendo emozionale di All Your Body Broken Clues), Franklin Delano continua a far alternare le voci maschile/femminile in brani lunghi e sempre più ricchi di particolari (la splendida apertura con Call It A Day, così come, in conclusione, una riproposizione di Your Perfect Skin Line, resa forse non più migliorabile, che marca fedelmente la distanza e i passi avanti fatti negli ultimi due anni), ma scopre anche la possibilità di racchiudere le stesse sensazioni e gli stessi umori in impianti più concisi come lo sono quelli di Please Remember Me e Bus Stop, tra i brani migliori dell'album insieme alle più dilatate Sounds Like Rain e Matter Of Time. Arrivati velocemente alla propria maturità artistica, il loro viaggio americano prosegue con un lungo tour, in cui paesaggi reali e sonori troveranno la propria soluzione, e verranno messi i presupposti per ulteriori sviluppi di un suono già inconfondibile.

Gilles Nicoli

 

MUSICALNEWS

Il viaggio dei Franklin Delano parte da Bologna e arriva a Chicago dove il loro secondo album "Like A Smoking Gun In Front Of Me" e' stato mixato e "manipolato" da Brian Deck, vero guru dell'alternative-country, con la collaborazione di Tim Rutili (chitarre, piano, organo, synth), Jim Becker (chitarre, violino, piano) e Ben Massarella (percussioni). Il trio bolognese e' nato tra anni fa dall'incontro tra Paolo Iocca e Marcella Riccardi, chitarrista nell'ultimo tour dei Massimo Volume. A loro si aggiunge la drummer Vittoria Burattini che dei Massimo Volume e' stata la fondatrice e colonna portante. Il primo disco "All My Senses Are Senseless Today" mette subito in chiaro le sonorita' alla Califone che ispirano i Franklin e che emergono ancora di piu' in questo nuovo lavoro. Nell'iniziale "Call it a day" le due voci e le chitarre si intrecciano in una serie di suggestioni elettroacustiche, prima di un noise finale che contrasta volutamente con l'incipit. Altri momenti come "Matter of time" e "Bus stop" evocano scenari notturni e polverosi, e non mancano efficaci aperture psichedeliche in "Travel in space". Il loro sound guarda sempre lontano, verso il pubblico americano. Il trio da aprile va in tour negli States, trent'anni dopo la P.F.M. Ho avuto modo di vederli dal vivo alla Locanda Atlantide di Roma e Marcella aveva detto di essere pronta a una vera e propria avventura all'interno del circuito indie americano dove il disco e' distribuito dalla File 13. Ricordiamo che è'impegnata anche nei Marsela insieme a Egle Sommacal e altri musicisti del rock bolognese. Hanno pubblicato due interessanti brani di post-rock melodico in attesa del primo lavoro che verra registrato agli studi Alpha Dept.

Paolo Ansali

 

MUSICBOOM

DRONE IMPLOSION
Ascoltando Like a Smoking Gun in Front of Me non si ha la sensazione di stare ascoltando una band ancora piccola ed ancora semi-nota, che esce per un' etichetta ancora piccola ed ancora semi-nota (la Madcap) ma qualcosa di grosso, coinvolgente e già internazionale.

I Franklin Delano sono nati due anni fa ed hanno già un disco alle spalle, All My Senses are Senseless Today, che gli aveva già regalato un file under desert/rock e post-country (il che li rende, per forza di cose, vicini a Red Red Meat e Red House Painters). Tra i grandi buchi sonori e i drones eterei, questa opera prima prometteva un secondo capitolo più emozionante e curato: registrato a Bologna negli studi Homesleep e prodotto egregiamente da Brian Deck (produttore di Modest Mouse e Iron and Wine, come se fosse poco) a Chicago, Like a Smoking Gun è un disco ambizioso, all'altezza delle aspettative di chiunque apprenda che alla sua registrazione abbiano partecipato Tim Rutili e i suoi Califone.

Il cantato inglese (esente degli usuali strafalcioni tanto cari al nostro cantato inglese) di Paolo Iocca è seducente anche quando non si incontra, efficacemente, con quello di Marcella Riccardi, ex Massimo Volume come Vittoria Burattini, alla batteria. Alla prima chitarra, Stefano Pilia, reduce di un'altra delle più promettenti band bolognesi, i Settlefish.

Ad ogni modo, quello che veramente stupisce e conquista di questo disco sono le canzoni: Like a Smoking Gun si avvita su di un genere rarefatto per vocazione e riesce tuttavia, forse anche per merito della produzione illustre, a ritagliarsi dei momenti tondi e melodici (We don't care è un pezzo ottimo, come anche Please Remember Me e Me and my Dreams), che contaminano il sound, dagli spazi blueseggianti e laconici, del disco precedente.

Camminare per lande che si allargano a perdita d'occhio e dondolare sulle evocate sedie a dondolo, nei patii vuoti di un ipotetico altrove, è stato raramente così sereno e intenso - specie se si pensa che quell'altrove non è altro la pianura emiliana.
Un applauso meritato ed un sincero augurio.

Marina Pierri

 

MUSIC CLUB

E se Califone deve essere, allora lasciamo che Califone sia! Almeno così ci togliamo subito il dente e non stiamo più a girare attorno al problema, che poi problema non è, visto che suonare folk statunitense (e non solo) e avere quale punto di riferimento i Califone non è che sia poi uno scandalo. Anche perché la formazione bolognese (giunta al secondo album, dopo l'esordio 'All My Senses Are Senseless Today' risalente al 2004) dimostra di riuscire ad andare oltre quello che è lo stilema tipico di Tim Rutili e soci (tra l'altro qui ospite assieme ai compagni Jim Becker e Ben Massarella). In certi frangenti si avvicinano al post rock al rallentatore, in altri momenti vanno a lambire una sorta di pop concettuale, altrove esplorano gli anfratti più rumorosi, pur senza mai calcare troppo la mano, ma rimanendo in un contesto più espressionistico. Il tutto (compreso un tocco vagamente psichedelico) esprimendosi sempre per mezzo di una scrittura ispirata ed emotiva.

Roberto Michieletto

 

MUSICLETTER

ML VOTE: 7/10

Dopo il buon disco d'esordio (All My Senses Are Senseless Today, del 2004) , i Franklin Delano sono tornat i con una prova ancora più convincente. L'amore provato da Paolo I occa (voce, chitarra) e compagni, per cer te sonorità americane riconducibili all'area post - rock, folk, ambient e noise, ha concepito un album che t rasporta il cuore olt reoceano. I n effet t i, si fat ica a pensarli italiani e - non a caso - il mixaggio è opera di Br ian Deck (già collaboratore di gruppi come Califone, I ron & Wine, Modest Mouse), effettuato a Chicago, dove il post
è una realtà affermata. Gli strumenti (suonati con grazia ed esperienza) giocano un ruolo fondamentale nell'accompagnare un canto assolutamente ammaliante ed elegantemente languido. Travel I n Space, ad esempio, col suo caracollare onirico, ci t rasporta in luoghi da sogno, evocando un improbabile incont ro t ra Devendra Banhar t e i Mercury Rev più desert ici. I n più di un'occasione, sembrano far capolino i Wilco (Sounds Like Rain, Please Remember Me e il finale di Call It A Day che perfeziona e accorcia Less Than You Think di A Ghost Is Born). Il gioco dei paragoni non finisce qui, e ci porta alla mente formazioni autoctone, come Yuppie Flu e - soprat tut to - Giardini di Mirò. Trovare altri riferiment i è fin t roppo facile. Ma è necessario chiarire che Like A Smoking Gun I n Front Of Me, non tenta di ricalcare i passi compiuti da menti altrui, piuttosto, pur giocando sullo stesso spazio ideale, presenta canzoni (cantate in inglese) di assoluto spessore e mai prive di una forte personalità. Ascoltandolo verranno alla mente immagini di polvere e deserti, carcasse d'animali e cow boy e, in generale, fotogrammi riconducibili al mondo di Tex Willer. E' un disco da avere, non soltanto per tastare il polso all'indie rock italico, ma per accorgersi che poche volte è stato così vitale e - conseguentemente - esportabile.

Jori Cherubini

Like A Smoking Gun In Front Of Me

Album: Like A Smoking Gun In Front Of Me
Label: Madcap Collective/File-13
Released: 2005

 

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