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ALTERNATIZINE
Cominciamo subito col dire che pur raccogliendo illustri ceneri
dei Massimo Volume (Marcella Riccardi, Vittoria Burattini), i Franklin Delano
dimostrano un'approccio molto diverso dalle loro precendenti esperienze musicali.
"All my sense are senseless today" è viscerale, ma raffinato
fino all'inverosimile.
La duttilità sonora del gruppo si esplica con grande sensibilità
in questi 50 minuti circa di musica.
Inutile, o speranza vana poter definire con precisione le influenze che hanno
portato a questi suoni; più interessante è descrivere quel senso
di leggiadria che riescono a trasmettere, quel gusto di foto in bianco e nero
che sanno colorare con atmosfere lente e minimali.
Voci (soprattutto quella di Paolo Iocca) e chitarra deliziano in "Question"
semplicemente
splendida
In "About these nights" le sonorità della natura ci accompagnano
in un viaggio fra atmosfere post-folk accarezzate da piano e chitarra elettrica
tutto da assaporare.
Scomposizione melodica di strutture rugginose, alle quali i Franklin Delano donano
nuova vita, e nuova linfa sono pezzi come "Fake off" e "He",
dove il lato più sperimentale e noise graffia i ritratti dipinti dalle
sonorità country e li trasforma in fumosi bar.
E ancora il folk del gruppo si scambia spesso di ruolo con elementi noise in "Hello"
e col minimalismo ridondante di "Your perfect skin line".
Conclude "You told me" il brano più cupo, che esplora con più
profondità la vena lo-fi-rock del gruppo.
"All my sense are senseless today" è sublime nella sua incessante
ricerca d'identità sonora.
Lo-fi, post-folk, alt-country, queste le etichette possibili, per un lavoro, per
un progetto, che non ne avrebbe nemmeno bisogno vista la sua originalità,
la sua lucidità ed il suo fascino discreto
Stefano Bernardi
BEAUTIFUL FREAKS
n°13, winter 2004
"Is this post-folk?" è subito l'interrogativo che si annida nella mente all'ascolto del cd di questo italianissimo trio (arrivato all'esordio ufficiale grazie alla cagliaritana Zahr Records) che si impegna per un totale di cinquanta e passa minuti (in alcuni pezzi qualche taglio non sarebbe male ) a destrutturate quelle che sono le radici di un certo folk americano riletto in chiave modernista (Red Red Meat e Califone, tanto per dare qualche coordinata). Il risultato di tale fatica è un cd straniato e straniante che anche se di non facilissimo impatto non può non affascinarci, trasportandoci in un viaggio di suoni circolari e polverosi paesaggi fra spazi infiniti... insomma si diceva "Is this post-folk?".
Alessandro Pollastrini
CANTIERE SONORO
L'emilia di centro è lo scenario, il deserto è l'ispirazione.
Certo è da analizzare la venuta di questo esordio discografico per i Franklin
Delano, fresca realtà emergente nostrana della provincia modenese.
Nient'altro che un demo rimasterizzato e pubblicato dalla Zahr per un esordio
di livello indiscusso.
La ricerca dei Nostri (tra i quali Marcella e Vittoria - ex Massimo Volume) parte
da visioni oltreoceaniche vicine a Califone ed Okkervil River insinuandosi visceralemente
in genuinità decisamente più nostrane.
Questo pare il valore aggiunto ad un prodotto certamente non impeccabile ma di
certa resa emotiva.
Certo, le lacune si lasciano comunque riconoscere per un prodotto impolverato
da quasi due annate trascorse ma che comunque regala indubbia curiosità
per ciò che è destinato a venire (cioè il disco che i Nostri
stanno registrando a Chicago con, e scusa se è poco, mr. Brian Deck).
Le aspettative non possono che essere alte.
Buon Lavoro.
Allo
FREAKOUT
Ascoltare "All my senses are sensless now" in un pomeriggio
di fine luglio torrido come questo è un'esperienza indimenticabile. I fantasmi
evocati dagli impalpabili arpeggi di chitarra di "Question" si materializzano
come visioni, ondeggiando sul soffitto che - sfiancato dal caldo - mi ritrovo
a fissare. Le ombre smosse dai tenebrosi accordi bluesy avvinghiano le voci di
Paolo Iocca e Marcella Riccardi.
I cinguettii di uccelli che aprono "About these nights" duettano con
le cicale (vere) che rompono il silenzio del deserto fuori dalla mia finestra.
I feedback che incorniciano il pigro tintinnio dei piatti della batteria sono
a dir poco ipnotici.
"Take off" mi riporta con i piedi per terra, col suo sinuoso intrecciarsi
di chitarra e batteria; "He", che inizia con voce e chitarra in tensione,
a poco a poco s'attorciglia in flussi di distorsioni, accenni di mandolino e miraggi,
per poi concludersi, dopo un lungo giro su sé stessa, con la voce di Paolo,
che rientra dopo esser stata abbandonata nella prima strofa. In "Hello"
un violino si schianta contro chitarre muscolose, cariche di vibrazioni noise.
"Your perfect skin line" avanza placida su (immaginarie) distese sconfinate,
tra cigolii, voci che si accavallano e delicate pennellate di folk rock dal vago
sapore psichedelico. "You told me", ossessiva, riprende senza mezzi
termini le scheletriche geometrie degli Slint, ma a tinte ancor più scure,
se è possibile.
Ascoltare "All my senses are sensless now" in un pomeriggio di fine
luglio torrido come questo è come farsi un giretto di un'ora scarsa in
qualche sperduto deserto degli States senza mai muoversi dal proprio letto.
Note a margine: Franklin Delano sono di Bologna, ma li potete trovare anche nel
prestigioso catalogo della Perishable (giro Califone, per intenderci). Nella formazione
troviamo - oltre a Paolo Iocca (voce, chitarre, basso) - anche due ex-Massimo
Volume: Marcella Riccardi (voce, chitarra) e Vittoria Burattini (alla batteria).
Daniele Lama
IDBOX
Adoro dischi come questo, in cui la schizofrenia classificativa va a farsi
benedire, sia essa geografica o estetica. Perché potremmo benissimo parlare
di alt country o, per dirla con gli stessi Franklin Delano, di "dark side
of post folk", ma sarebbe alquanto riduttivo. Innegabilmente l'imprinting
del gruppo proviene dagli states più rarefatti e provinciali, un universo
parallelo ai grossi centri musicali che, vivendo al di fuori delle mode, è
costantemente attuale. Un territorio crepuscolare ed ovattato dove Califone e
Red Red Meat dettano legge e le strade sono arterie di cemento necrotiche, linee
che si proiettano dritte all'infinito, non una curva. Un immaginario filtrato
in maniera personale dal trio e, ad eccezione di qualche episodio eccessivamente
derivativo, rielaborato con un sentire squisitamente indie, permeato di un italiano
tedio, riflesso forse delle nebbiose campagne modenesi che ospitano la band.
L'opener "Question" delinea le coordinate stilistiche entro cui si muovono
Paolo Iocca, chitarre e voce spettrale, crooner di grande profondità interpretativa,
Marcella Riccardi, chitarra, mandolino, voce e trascorsi nei Massimo volum e,
e Samuele Lambertini, batterista solido ma forse eccessivamente accademico (al
momento in cui scriviamo è subentrata al suo posto Vittoria Burattini,
anch'essa ex-MV). Ruota, lenta ed indolente, attorno a chitarre liquide ed efficaci
raddoppi vocali, una lunga cavalcata che utilizza la ripetizione ciclica per creare
atmosfere dilatate e trasognate e delineare, come in "About These Nights",
impreziosita dal pianoforte di Davide Cristiani (responsabile anche della registrazione
e del missaggio), momenti di ambient "nobile". Le soluzioni armoniche
ed i cori di "Take Off", il nervo scoperto "You Told Me",
strutture blues affilate dal feedback e cantato altalenante, costantemente in
bilico tra tradizone e schizoide devianza moderna, dipingono quadri cupi, scenari
anossici, storie di spleen quotidiano. Musica immaginifica che, con delectatio
morosa, sottrae all'apice della parabola anziché caricare, mantenendo così
l'ascoltatore in uno stato di continua tensione emotiva. Paradigmatica in tal
senso "Hello", intro rubata al miglior Morricone, notturno costruito
su intrecci di chitarre sofferte e violino (ospite Massimo Gattel, Ulan Bator)
in cui le aperture noise non si espandono catartiche ma implodono: il suono resta
costretto ed asservito alla linea malevola della canzone, uno sfogo castrato,
un sentimento non espresso completamente che continua a scavare sottopelle come
una scheggia. Le sette tracce che compongono "All My Senses Are Senseless
Today" reclamano spazi più ampi della vostra camera, luci fioche,
aria pesante di fumo, cuori scoperti, mente annebbiata. L'invito è di perdersi
nei giri ipnotici, nei fraseggi di chitarra reiterati, nelle atmosfere dilatate
e mesmeriche, nei vicoli scuri dell'animo. A dispetto di alcune ingenuità
nella costruzione dei brani, di una certa autoreferenzialità e qualche
lungaggine facilmente evitabile, aspetti comuni a tutte le "opere prime",
i Franklin Delano s'impongono come una delle realtà più interessanti
degli ultimi tempi. Segnatevi il nome.
Vince B. Lo russo
KRONIC
Alt country di casa nostra...
La provincia modenese è in realtà ai confini di quelle zone americane
care ai Red Red Meat e ai Califone? Sembrerebbe così durante l'ascolto
dei Franklin Delano, trio italiano per nascita, ma squisitamente statunitense
nei geni. E visto che di formazioni così, nel bel paese, ce ne sono poche
è opportuno tenerseli stretti.
Un passato diverso per tutti (fra cui spicca quello della chitarrista Marcella
Riccardi nei Massimo Volume) ed una direzione comune oggi: atmosfere dilatate,
in cui spesso la batteria è il substrato in cui le due chitarre disegnano
trame grezze e ripetitive, abili ad incastrarsi alle voci di Paolo e Marcella,
dolcemente indolenti sino all'eccesso.
La teoria musicale moderna parlerebbe di alt country, ma noi, accanto alla giusta
definizione, aggiungeremmo il concetto di post folk. La ricerca nella tradizione
si abbina a sensazioni torbide per un quadro volutamente ruvido e sgraziato, dipinto
con tinte oscure e cupe. Non si pensi, però, ad un suono fermo su sé
stesso, incapace di evoluzione: una delle caratteristiche migliori dei Franklin
Delano è quella di sorprendere con schizzi improvvisi, leggere esplosioni,
effetti malati. Il creare (e ricreare in continuazione) istanti sfuggenti, destinati
a scomparire per tornare improvvisamente, come, nella nostra pianura padana, la
nebbia del primo mattino tende a svanire per poi far ritorno il giorno dopo.
Le inevitabili pecche sull'eccessiva lunghezza di alcuni episodi, su un lavoro di produzione da migliorare (leggi "tagliare" di più), non devono distrarre dall'effettiva potenzialità di una band oggi in potenza, ma destinata ad essere presto in atto. Ultima curiosità: l'imminente prossimo lavoro discografico vedrà la presenza alla batteria di un'altra ex Massimo Volume, Vittoria Burattini. Chi conosce la sua abilità concorderà con noi: scommettere su questi ragazzi non sembra proprio un azzardo.
Marco Delsoldato
LA SCENA
"All My Senses Are Senseless Today", uscito per la Zahr
Records in questi giorni, è l'album di debutto dei Franklin Delano, gruppo
emiliano formato da Paolo Iocca, Marcella Riccardi e Vittoria Burattini (entrambe
ex Massimo Volume). In verità la collaborazione con Vittoria è recente,
sul cd in questione infatti la batteria è suonata da Samuele Lambertini.
Era da tanto tempo che non mi capitava sotto mano un disco così pieno di
sfumature musicali ed emotive; i Franklin Delano sono per me difficili da collocare
all'interno di un genere musicale chiuso, suonano molto country nel complesso,
ma non perdono mai di vista la dimensione folk e quella indie. I sette pezzi che
compongono l'album sono avvolti da sensazioni surreali di impercettibile melanconia:
le musiche sono dilatate all'ennesima potenza, tuttavia non mi sembra che risultino
noiose anche perché rimangono comunque coerenti coi suoni e con le atmosfere
che mirano a creare. Una sensazione di sottile e sinuosa ossessione perpetua su
ogni singola traccia; gli intrecci di chitarra , sostentati da una batteria mai
prepotente, sono strascicati fino allo svilimento, riuscendo a portare l'ascoltatore
ad uno stato di impercettibile tensione emotiva. Ma badate bene, il tutto non
sfocia mai in isterismi o psichedelia, anzi
direi che questo disco si guardi
bene dal voler risultare psichedelico nel senso più generale del termine.
Qui si parla più di uno stato di vago e tagliente malessere, mai espresso
fino in fondo.
Apre Question, una delle canzoni più belle, forse anche "manifesto"
musicale dei Franklin. La voce di Paolo rimane molto contenuta, i toni sono bassi
e questo serve a risaltare il timbro di Marcella nell'intreccio vocale che eseguono.
Oltretutto il cantato di lei è molto elegante e in qualche modo illumina
la cupezza generale del pezzo.
Al contrario, in Take Off, la seconda voce genera una leggera inquietudine che
poi viene spezzata dal prevalere della chitarra. Più in generale però
penso che il cantato doppio abbia buona parte dei meriti al fine del risultato
emotivo del disco; lo rende più raffinato ed acuto e, allo stesso tempo,
gli rende quella dose di tensione necessaria a questa musica tanto ipnotica.
La canzone più esplicitamente folk è He. Apre con un tappeto di
mandolino che dal secondo minuto in poi sfocia in una lunga scarica crescente
di noise, supportata da una linea costante di batteria.
Questo è senza dubbio un lavoro che va ascoltato in silenzio e in solitudine,
geniale in alcuni passaggi e meravigliosamente languido nei suoni. Personalmente
non vedo l'ora di vedere i Franklin dal vivo e sono sicura che una dimensione
acustica e raccolta renda ancor più giustizia a queste canzoni. Nell'attesa
vi consiglio di procurarvi il cd se avete voglia di abbandonarvi in un viaggio
musicale ai confini con il surreale.
CaterinaNirta
MOVIMENTA
Modena come le praterie americane, o forse la prova definitiva che sensibilità musicale e provenienza geografica han meno in comune di quanto vorrebbero farci credere. I Franklin Delano sono un'inaspettata e benvenuta anomalia folk nel panorama italiano: hanno più in comune con gruppi come Califone e Okkervil River (con i quali hanno anche suonato), che con qualsiasi altro gruppo nostrano. Dipingono paesaggi sonori difficilmente rapportabili a ciò che potete trovare fuori dalle vostre finestre: lunghe ipnosi oscure acustiche e rarefatte, accompagnate dalla voce indolente di Paolo Iocca e dal controcanto di Marcella Riccardi, dilatazioni ed effetti bucolici (About these nights); una sola concessione a melodie più definite e ad un avvicinamento a suoni indie (Take off), una sezione centrale del disco (He, Hello) in cui il gruppo accresce intensità, incisività, rumore delle chitarre, trasformando l'ipnosi in catarsi. Nuove strade (interminabili rettinilei desertici, in questo caso) per allargare gli orizzonti sonori italiani.
Gilles Nicoli
MUSICBOOM
Visioni desertiche
Il deserto chiama, i Franklin Delano rispondono.
Con le sette tracce di All My Senses Are Senseless Today, per la precisione, debutto
di spicco che ci riporta alle atmosfere di Califone, Friends Of Dean Martinez,
Codeine ma anche dei Morphine più esoterici e dopati: e sentire la sabbia
del deserto in un prodotto nostrano fa sempre effetto.
Soprattutto se il prodotto è fatto bene: perché, pur con tutte le
ovvie imperfezioni di un debutto - che noi abbiamo tra l'altro in versione demo
- i brani della band di Paolo Iocca e Marcella Riccardi (ex Massimo Volume, il
che è già un discreto lasciapassare) hanno spunti ragguardevoli
e dipingono panorami molto convincenti, seppure un po' monocordi: arrangiamenti
spartani per suite lunghe e ombrose, condite da una tecnica strumentale attenta
e viscerale.
Ad un'analisi avveduta, risultano davvero belle About These Nights, leggera e
composita, ed Hello, valzer sonico e velenoso impreziosito dal violino di Massimo
Gattel (Ulan Bator). Il gioco riesce meno invece in Take Off e You Told Me, mentre
si potrebbe osare di più nella angolosa Question, con le doppie voci ad
esaltare un blues roco ed incattivito, ed in Your Perfect Skin Line.
Interessante è comunque il raggiungimento del pathos, che i Franklin Delano
riescono a mantenere intatto anche durante le lunghe aperture strumentali che
caratterizzano i pezzi: gli italiani fanno propri tutti gli stilemi dell'alt-country
nervoso di marca americana (non a caso gli Okkervil River se ne sono infatuati,
pur non essendoci effettivamente molti punti di contatto) senza suonare eccessivamente
derivativi o parodistici.
Niente male, insomma: c'è ancora da lavorare, chiaramente, ma fra qualche
anno Iocca e compagni potrebbero suscitare applausi meritati.
Carlo Crudele
Album: All My Senses Are Senseless Today
Label: Zahr records
Released: 2004